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DOOM® Eternal

DOOM® Eternal
18 giugno 2019

Le 5 migliori innovazioni di DOOM (1993) - 4. Illuminazione dell’ambiente

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Quando uscì il primo DOOM, nel 1993, i giocatori non avevano mai visto nulla di simile, e rimase così per parecchio tempo, tanto che gli sparatutto in soggettiva venivano definiti “cloni di DOOM”.

Scegliere solo cinque delle innovazioni che questo titolo ha apportato al mondo dei videogiochi è difficile, ma faremo del nostro meglio.

4. Illuminazione dell’ambiente

Molto di ciò che apportò DOOM nel 1993 oggi è dato per scontato. Prendiamo a esempio l’illuminazione dinamica: la pratica di cambiare l’intensità, il colore e l’area affetta dalla luce nel tempo o da un ambiente all’altro. Se oggi uscisse un gioco senza illuminazione dinamica apparirebbe senza dubbio strano. Persino i giochi indie a tema retrò o in pixel art fanno un ampio uso di luci dinamiche.

Ma non era così prima di DOOM. Sicuramente, alcuni giochi d’avventura o di ruolo simulavano fonti di luce nelle scene statiche, ma per i pochi giochi con la stessa libertà di movimento di DOOM l’illuminazione dinamica era vista, generalmente, come assurdamente impossibile. Persino il predecessore di DOOM, Wolfenstein 3D, riusciva solo a gestire l’illuminazione delle stanze uniformemente, all’epoca.

Ma ovviamente, non si può creare un gioco costruito intorno all’idea di squartare demoni senza aggiungere un po’ di luci d’atmosfera. Parte dei successi del motore di DOOM furono dovuti proprio a com’era in grado di simulare l’illuminazione dinamica. Questo fu ottenuto in modo relativamente semplice, ovvero assegnando caratteristiche d’illuminazione a ogni settore (vale a dire a ogni blocco individuale di un livello), il che permise agli sviluppatori di alterare l’illuminazione mentre il giocatore si muoveva per il livello. Da quando fu messa a punto questa tecnica, i giochi cambiarono per sempre.

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Joe Rybicki

Contributor